Una polipectomia in dettaglio

La polipectomia è una procedura medica per all’asportazione dei polipi che possono formarsi in qualsiasi tratto dell’apparato digerente, incluso il colon, sede più frequente sulla quale ci focalizzeremo nel corso dell’articolo. Attualmente, nella maggior parte dei casi la polipectomia avviene per via endoscopia, spesso già durante una colonscopia esplorativa. L’alternativa a questa tecnica è l’intervento chirurgico ad addome aperto.

Perché sottoporsi a polipectomia?

I polipi intestinali sono delle protuberanze soffici che si formano sulla mucosa dell’intestino, specialmente nel colon e nel retto. Particolarmente frequenti dopo i 50 anni, alcuni di questi polipi, chiamati adenomi, possono andare incontro ad una lenta (in genere 5-10 anni) ma quasi sempre inevitabile evoluzione maligna, o comunque provocare vari problemi come sanguinamento od occlusione intestinale.

Le probabilità che un polipo si trasformi in un tumore maligno possono essere quantificate in base alle caratteristiche del polipo stesso, osservate nel corso della colonscopia; qualora tali caratteristiche ne richiedono l’asportazione, il medico può decidere di effettuarla immediatamente, senza la necessità di ripetere nuovamente l’indagine endoscopica.

La scelta di effettuare immediatamente o meno le operazioni di polipectomia è influenzata dalle caratteristiche del polipo e da quelle del paziente, che nell’insieme permettono di quantificare il rischio emorragico. Se tale rischio appare concreto, il paziente verrà invitato a sottoporsi a polipectomia in una seduta successiva.

Esecuzione dell’esame

La procedura di polipectomia avviene solitamente in regime di Day Hospital, previa effettuazione di un numero limitato di esami di laboratorio ed il rispetto di un’idonea preparazione.

Durante l’esame il paziente si trova normalmente disteso sul fianco sinistro, più o meno profondamente sedato tramite somministrazione di farmaci che contribuiscono a rendere l’esame meno doloroso e più sopportabile.

Proprio come durante una normale colonscopia esplorativa, lo strumento (il colonscopio) viene introdotto attraverso l’ano e fatto risalire, se possibile, fino alla valvola ileocecale e/o sino alle ultime anse ileali.

Allo scopo di distendere le pareti intestinali e facilitarne l’esame visivo, tramite il colonscopio viene immessa dell’aria nel colon, aria che potrà provocare un qualche fastidio anche al termine dell’esame. Una volta individuato il polipo da asportare, la tecnica prevede in genere la recessione alla base del peduncolo, grazie all’ausilio di un particolare elettrobisturi a forma di cappio.

Non tutti i polipi sono peduncolati; quelli sessili, ad esempio, sono adesi completamente alla parete del viscere ed in questo caso può essere necessario staccarli pezzo per pezzo, ripetendo quindi la colonscopia in più occasioni. Quando il polipo è molto grande o non ha un peduncolo, il medico può decidere di iniettare alla base del polipo un farmaco vasocostrittore, che riduce il rischio di emorragia

Indipendentemente dalla tecnica di polipectomia adottata, dopo l’asportazione l’intero polipo o suoi frammenti vengono recuperati ed inviati al laboratorio per l’analisi istologica; esaminando le caratteristiche del polipo, lo specialista anatomo-patologo può così stabilire se saranno o meno necessari ulteriori controlli e/o interventi. In un numero fortunatamente limitato di casi, ad esempio, può succedere che l’esame riveli la presenza di cellule tumorali alla base del polipo o del peduncolo; in tal caso la polipectomia non può considerarsi risolutiva e potrebbe rendersi necessario un intervento chirurgico per asportare il tratto di colon dove aveva sede il polipo.