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Segnalato da: laRepubblica, IlGiornale, Salute33, ForumSalute.it
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Colonscopia e rischio perforazione: incidenza e fattori di rischio


Cos'è la colonscopia e perché farla?


La colonscopia è un esame endoscopico che consente di osservare direttamente l’interno del colon e del retto attraverso uno strumento flessibile dotato di telecamera. Viene utilizzata sia a scopo diagnostico sia preventivo, perché permette di individuare alterazioni della mucosa intestinale in fase precoce. Questo esame è fondamentale per:


  • Individuare polipi intestinali, che possono essere rimossi durante la procedura;
  • Diagnosticare infiammazioni, sanguinamenti o lesioni del colon;
  • Prevenire e diagnosticare precocemente il tumore del colon-retto, una delle neoplasie più diffuse ma anche più prevenibili.


La colonscopia può essere prescritta in presenza di sintomi come dolore addominale persistente, sanguinamento intestinale o alterazioni dell’alvo, ma è anche raccomandata in assenza di sintomi, nell’ambito dei programmi di screening a partire da una certa età o in soggetti con familiarità per patologie intestinali.


Proprio perché è un esame molto efficace ma invasivo, è importante conoscerne anche i possibili rischi, tra cui la perforazione intestinale, e comprendere in che modo questi possano essere ridotti al minimo.


colonscopia rischio perforazione


Cosa s'intende per perforazione intestinale?


La perforazione intestinale è una lesione caratterizzata dalla formazione di un foro nella parete dell’intestino, che può interessare sia l’intestino tenue sia il colon, cioè il tratto finale dell’apparato digerente.


Quando si verifica una perforazione, il contenuto intestinale – composto da residui alimentari, succhi digestivi e batteri – può fuoriuscire dall’intestino e diffondersi nella cavità addominale. Questa fuoriuscita può provocare:


  • Formazione di un ascesso, cioè una raccolta di pus localizzata;
  • Infezione del peritoneo, nota come peritonite;
  • Nei casi più gravi, il passaggio dell’infezione nel sangue, con il rischio di sepsi o shock settico.


Per questo motivo, la perforazione intestinale è considerata una condizione medica grave, che richiede un intervento tempestivo. Nell'ambito della colonscopia, la perforazione rappresenta una complicanza rara, ma potenzialmente pericolosa, proprio per le conseguenze infettive che può determinare se non viene riconosciuta e trattata rapidamente.


Qual è il rischio di perforazione durante una colonscopia?


Il rischio di perforazione intestinale durante una colonscopia è considerato basso, ma varia in modo significativo in base al tipo di esame eseguito e alle manovre effettuate. Secondo i dati riportati in letteratura scientifica, l’incidenza della perforazione è:


  • Circa 0,016% nelle colonscopie diagnostiche, quindi meno di 2 casi ogni 10.000 esami;
  • Fino al 5% nelle colonscopie terapeutiche, ovvero quelle in cui vengono eseguite procedure come la rimozione di polipi o altri interventi endoscopici;
  • Compresa tra 0,027% e 0,088% nelle sigmoidoscopie flessibili;
  • Intorno allo 0,01% nei casi di perforazione rettale durante la manovra di retroflessione.


Gli studi su ampie casistiche (oltre 30.000 procedure) mostrano inoltre che il tratto più frequentemente interessato dalla perforazione è il colon retto-sigmoideo. Questa zona è particolarmente vulnerabile per diversi motivi:


  • Presenta angolazioni anatomiche marcate;
  • Ha una notevole mobilità, soprattutto a livello del sigma;
  • È spesso sede di diverticolosi, che può rendere la parete intestinale più fragile;
  • Può essere interessata da esiti di infiammazioni pregresse (come la diverticolite) o aderenze dovute a interventi chirurgici o infezioni pelviche.


Una delle cause più comuni di perforazione è l’inserimento forzato dell’endoscopio in presenza di anse del sigma, che può determinare un’eccessiva distensione della parete intestinale.


Le conclusioni di questi studi sono condivise anche dai gastroenterologi accreditati su EccellenzaMedica.it, i quali sottolineano come la colonscopia resti un esame sicuro se eseguito da operatori esperti, ma richieda particolare attenzione nei casi più complessi o durante le procedure terapeutiche.


Tipo di proceduraIncidenza stimata di perforazione
Colonscopia diagnosticaCirca 0,016%
Colonscopia operativaFino al 5%
Sigmoidoscopia flessibileTra 0,027% e 0,088%
Retroflessione rettale in colonscopiaCirca 0,01%


Quali fattori aumentano il rischio di perforazione?


Il rischio di perforazione intestinale durante una colonscopia può variare in base al tipo di esame, alle caratteristiche del paziente e alle condizioni dell’intestino. Di seguito riportiamo i principali fattori di rischio riconosciuti dalla letteratura scientifica.


Fattori di rischioPerché aumenta il rischio
Colonscopia operativaLe manovre operative possono causare perforazione diretta o indebolire la parete intestinale
Polipectomia di polipi > 20 mmLa rimozione di polipi di grandi dimensioni aumenta il rischio di lesioni profonde
Procedure endoscopiche avanzateTecniche più invasive che agiscono sugli strati profondi della parete intestinale
Dilatazione pneumatica (es. stenosi da Crohn)La distensione forzata può provocare rottura della parete
Età superiore ai 75 anniRidotta resistenza della parete intestinale e maggiore frequenza di patologie associate
Diverticolosi o diverticolite pregressaParete intestinale più fragile e alterata da infiammazioni
Precedenti interventi chirurgici addominaliPossibile presenza di aderenze che rendono l’esame più complesso
Patologie croniche multipleCondizioni come diabete, insufficienza cardiaca o renale aumentano la vulnerabilità
Ostruzione intestinaleL’aumento della pressione intraluminale favorisce la perforazione
Sesso femminileAnatomia del colon mediamente più lunga e mobile, che rende la procedura più difficoltosa


Come prevenire il rischio di perforazione?


Durante la colonscopia diagnostica, è fondamentale che la progressione dello strumento avvenga in modo graduale e prudente, evitando manovre forzate e la formazione di anse. In presenza di dolore addominale o difficoltà oggettive nell’avanzamento, è preferibile:


  • Ricorrere a manovre alternative (compressione addominale, cambio di posizione del paziente);
  • Interrompere la progressione piuttosto che insistere, per ridurre il rischio di danni alla parete intestinale.


In alcuni casi, l’utilizzo di strumenti più sottili, come un colonscopio pediatrico o un gastroscopio, può facilitare il passaggio in tratti ristretti o fissi, come il sigma in presenza di diverticolosi.


Molto importante, inoltre, è la distensione dell’intestino. Un uso eccessivo di aria può aumentare il rischio di perforazione da barotrauma, soprattutto in presenza di stenosi. Per questo motivo è raccomandato un uso cauto dell’insufflazione. L’impiego di CO₂ o acqua al posto dell’aria consente una minore distensione intestinale e riduce sia il dolore sia il rischio di complicanze.


Nelle procedure terapeutiche, è richiesta un’attenzione ancora maggiore. In particolare:


  • Durante la polipectomia, il cappio diatermico deve essere posizionato con precisione, limitando la quantità di tessuto incluso;
  • L’iniezione sottomucosa di soluzione fisiologica prima della resezione crea un “cuscinetto” protettivo che riduce il rischio di danni agli strati profondi;
  • Nelle sedi più delicate, come il cieco, è necessaria estrema cautela per via della parete intestinale più sottile.


Quali sono i sintomi di una perforazione?


In alcuni casi, la perforazione si manifesta mentre la colonscopia è ancora in corso. In altri casi, i sintomi si manifestano dopo l’esame, a distanza di alcune ore o, più raramente, entro 24–48 ore. È in questa fase che il paziente deve prestare particolare attenzione a segnali come:


  • Dolore addominale improvviso e persistente, che tende a peggiorare;
  • Nausea e vomito;
  • Febbre e brividi;
  • Gonfiore o marcata distensione addominale.


Cosa fare in caso di perforazione?


In caso di perforazione intestinale legata alla colonscopia, la rapidità della diagnosi è determinante per scegliere il trattamento più appropriato e ridurre il rischio di complicanze. Le opzioni terapeutiche oggi disponibili dipendono principalmente da:


  • Dimensioni della perforazione;
  • Momento in cui viene diagnosticata;
  • Condizioni cliniche del paziente.


Quando la perforazione viene individuata immediatamente, durante l’esame, è spesso possibile adottare soluzioni meno invasive. Nei casi di perforazioni piccole e ben accessibili, il trattamento può essere:


  • Endoscopico, mediante l’utilizzo di clip metalliche che consentono la chiusura del foro dall’interno dell’intestino;
  • Associato a monitoraggio clinico e terapia antibiotica, se non sono presenti segni di infezione diffusa.


Quando la perforazione viene diagnosticata con un lieve ritardo ma il paziente è clinicamente stabile e non presenta segni di peritonite, può essere indicato un approccio conservativo che prevede:


  • Ricovero ospedaliero;
  • Digiuno e riposo intestinale;
  • Antibiotici per via endovenosa;
  • Stretto monitoraggio clinico e radiologico.


Se la perforazione è più ampia, non trattabile endoscopicamente o se il paziente peggiora clinicamente, la scelta preferenziale è oggi la chirurgia laparoscopica. Rispetto alla chirurgia tradizionale, la laparoscopia è associata a minori complicanze, ridotta degenza ospedaliera e recupero più rapido.


La chirurgia a cielo aperto resta necessaria nei casi più gravi, in particolare quando:


  • La perforazione viene diagnosticata tardivamente;
  • È presente un'importante contaminazione fecale;
  • il paziente è emodinamicamente instabile.


In questi casi può essere necessario riparare o rimuovere il tratto intestinale danneggiato.


trattamento per perforazione intestinale


Domande frequenti


La perforazione intestinale dopo una colonscopia è frequente?


No. La perforazione intestinale è una complicanza rara, soprattutto nelle colonscopie diagnostiche, mentre il rischio aumenta leggermente nelle procedure terapeutiche.


Dopo quanto tempo si manifestano i sintomi di una perforazione?


I sintomi possono comparire durante l’esame oppure nelle ore o nei giorni successivi, più spesso entro 24–48 ore dalla colonscopia.


Il rischio di perforazione aumenta se vengono rimossi polipi?


Sì. La rimozione dei polipi, soprattutto se di grandi dimensioni o con tecniche avanzate, comporta un rischio maggiore rispetto alla colonscopia diagnostica, pur restando complessivamente basso.


Fonti e bibliografia


  • Lohsiriwat, Varut. “Colonoscopic perforation: incidence, risk factors, management and outcome.” World journal of gastroenterology vol. 16,4 (2010): 425-30. doi:10.3748/wjg.v16.i4.425.
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