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Segnalato da: laRepubblica, IlGiornale, Salute33, ForumSalute.it
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Robotica e Prevenzione: il Prof. Cosentino apre la strada alla nuova endoscopia

Innovazione e prevenzione sono i cardini del percorso professionale del nostro Professor Felice Cosentino, specialista in Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva presso la Clinica La Madonnina di Milano e figura di riferimento della gastroenterologia e dell’endoscopia digestiva a livello nazionale e internazionale. 


In questa intervista, realizzata da Roberta Sestito, manager di Eccellenza Medica e punto di riferimento per i professionisti della sanità di alta specializzazione accreditati, Cosentino ripercorre oltre quarant’anni di attività clinica, ricerca e formazione.


Attraverso le domande della manager emergono le tappe fondamentali dell’evoluzione endoscopica, dalla colonscopia robotica Endotics alle prospettive future legate all’intelligenza artificiale, in una visione della medicina in cui la tecnologia è sempre strumento e mai fine. 


Un approccio fondato su rigore scientifico, attenzione al paziente e su valori profondi maturati lungo un percorso umano e professionale solido, arricchito anche dalle comuni origini calabresi.


Ne risulta il ritratto di una medicina moderna, responsabile e consapevole, in cui l’innovazione è guidata dall’esperienza e dal rispetto della persona.


intervista al prof Felice Cosentino


1) Professor Cosentino, la sua carriera quarantennale nella Gastroenterologia e nell’Endoscopia Digestiva l’ha resa una figura di riferimento nazionale e internazionale. In questo lungo percorso, come si inserisce la colonscopia robotica nel più ampio processo evolutivo delle tecnologie endoscopiche?


"L’arrivo della colonscopia robotica è stato un evento davvero molto importante, anche perché il suo sviluppo è coinciso (metà degli anni 2000) con l’avvio della campagna nazionale per lo screening del cancro colo rettale. Allora ero Segretario nazionale della Società Italiana di Endoscopia Digestiva - SIED e ricordo bene bene la difficoltà di decollo a livello nazionale di tale programma. I pazienti accettavano mal volentieri la colonscopia tradizionale e i motivi erano diversi: dolore, rischi di complicanze, preparazione, ecc.. Anche a livello internazionale si avvertivano le stesse difficoltà nel campo della prevenzione per cui sono stati avviati diversi progetti per realizzare sistemi alternativi e meno traumatici alla colonscopia tradizionale. Dei diversi progetti l’unico che ha dimostrato validità è stato quello italiano ("made in Pisa"). 


Il colonscopio robotico Endotics è stato il primo colonscopio di nuova generazione ed ho avuto la possibilità di seguirlo  già dalle sue fasi iniziali di sviluppo, realizzando il primo report in letteratura nel 2009 (F. Cosentino et al., Functional evaluation of the Endotics System, a new disposable self-propelled robotic colonoscope: in vitro tests and clinical trial. The International Journal of Artificial Organs 2009; 32: 517-527).


La colonscopia robotica, nel tempo, ha dato una risposta concreta ai pazienti  offrendo una procedura indolore e senza rischi".


2) Lei è stato quindi tra i pionieri della colonscopia robotica Endotics, contribuendo allo sviluppo della tecnologia e firmando uno dei primi articoli scientifici al mondo sull’argomento. Quali furono le principali sfide tecnologiche e cliniche che si trovarono a fronteggiare in quella fase iniziale?


"Due ordini di problemi. La prima tecnologia robotica era essenzialmente diagnostica in quanto non consentiva di effettuare biopsie. Quindi non poteva assolutamente decollare anche perché i costi (procedura solo in regime privato) per il paziente erano alti per un semplice esame diagnostico.   

Altra questione. La tecnologia era davvero rivoluzionaria e completamente diversa dalla colonscopia standard: non più manopole e sonda a “spinta”, ma un sistema computerizzato dove movimenti della testa e di progressione nel colon venivano gestiti dall’endoscopista tramite una unità di comando esterna (joystick). Quindi una tecnologia fin troppo innovativa per cui siamo stati  pochi endoscopisti ad avere “coraggio” ad affrontare una nuova avventura".


3) La colonscopia robotica viene spesso definita una procedura indolore e priva di complicanze. In quali aspetti tecnici risiede questa sua peculiare sicurezza e quali categorie di pazienti possono beneficiarne in modo particolare?


"Come anticipato prima, si tratta di un sistema computerizzato che utilizza un cilindro in silicone molto flessibile (il vero e proprio colonscopio) che grazie ad un meccanismo pneumatico ha la capacità di allungarsi ed accorciarsi muovendosi (alla stregua di un “bruco”) lungo il colon in modo autonomo e senza alcuna azione meccanica o spinta dall’esterno. Il colonscopio robotico, mediante i ripetuti movimenti di allungamento-accorciamento procede nel lume colico adattandosi alle curve del viscere, motivo per cui il disagio del paziente è minimo o assente. Per tale motivo la procedura può essere eseguita senza alcuna sedazione.


Altra peculiarità del sistema e che il colonscopio con la sua coda ed il serbatoio di aspirazione vengono forniti in set monouso, eliminando quindi il rischio di infezione crociata tra pazienti. La colonscopia robotica è sicura e ad oggi, nella nostra esperienza ed in quella internazionale, non sono segnalate complicanze perforative. Per tali caratteristiche  colonscopia robotica viene scelta dai pazienti che non vogliono (o non possono) correre alcun rischio perforativo e non vogliono ( o non possono) eseguire la sedazione farmacologica. Da precisare che l’attuale strumento consente di eseguire biopsie e  manovre operative (rimozione di piccoli polipi)".


4) Negli ultimi anni lei ha introdotto una procedura di pulizia intestinale meno invasiva: il Colon Wash. Cosa ci può dire?


"Nel 2008 sono stato nominato Direttore dell’UO di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva presso l’Ospedale San Giuseppe di Milano e da  un paio di anni era stato avviato in Lombardia il programma di screening del cancro colo rettale. Abbiamo subito cercato di sensibilizzare l’utenza ad avvicinarsi senza timori alla colonscopia inserendo di base e per tutti i pazienti la sedazione, cosciente o profonda, rendendo così la procedura “indolore”.


Restava però il problema della preparazione intestinale. La classica bevuta lassativa di 3-4 litri per pulire il colon prima della colonscopia non era da tutti accettata ( e a volte era controindicata..) e molti pazienti sostenevano che la preparazione intestinale è peggiore della colonscopia (eseguita in sedazione). Per tale motivo molti pazienti rinunciano spesso a sottoporsi alla colonscopia anche se correttamente indicata (sangue occulto positivo, ecc).


Sensibile alle considerazioni dell'utenza, nel 2008 ho messo a punto una nuova procedura, il COLON WASH, ossia il lavaggio retrogrado del colon utilizzando e modificando il sistema già noto dell'Idrocolonterapia. In tal modo il paziente può evitare la classica e fastidiosa bevuta lassativa, osservando solo una dieta nei giorni precedenti ed assumendo qualche blando lassativo per ammorbidire le feci. Il Colon wash (procedura convalidata e depositata presso la Società Italiana di Idrocolonterapia) ha subito trovato larghi consensi e ben presto si è diffuso in Italia e in Europa". 


L’endoscopia tradizionale e quella robotica convivono oggi nella pratica clinica. Quali sono, a suo giudizio, gli ambiti in cui la tecnologia robotica rappresenta un valore aggiunto decisivo, e quali invece quelli in cui la metodica convenzionale resta tuttora imprescindibile?


5) L’endoscopia tradizionale e quella robotica convivono oggi nella pratica clinica. Quali sono, a suo giudizio, gli ambiti in cui la tecnologia robotica rappresenta un valore aggiunto decisivo, e quali invece quelli in cui la metodica convenzionale resta tuttora imprescindibile?


"Molti pazienti rifiutano ( o temono) ancora la colonscopia tradizionale per paura di sentire dolore o per il rischio di perforazione.  Ritengo che tali paure siano in parte immotivate. Tutte le colonscopie vengono ormai proposte in sedazione e ciò consente un ottimo controllo del dolore, mentre il rischio di perforazione è decisamente irrilevante per la colonscopia diagnostica; diverso invece il rischio per la colonscopia operativa. Tuttavia c’è una buona percentuale di pazienti che richiede, per i motivi già detti, una colonscopia alternativa: senza dolore, senza farmaci e senza complicanze. La colonscopia robotica ha comunque dei limiti di tipo operativo per cui per rimuovere polipi di certe dimensioni (solitamente superiori ai 2 cm)  bisogna ricorrere alla colonscopia tradizionale. La conversione da colonscopia robotica in colonscopia tradizionale avviene nella stessa seduta per cui al paziente viene data la garanzia di completare la colonscopia".


6) La diffusione dell’innovazione in medicina richiede un equilibrio tra avanguardia, sostenibilità e accessibilità. Quali prospettive intravede per una più ampia integrazione della colonscopia robotica nei sistemi sanitari?


"Il mio augurio è che la colonscopia robotica possa entrare come prestazione del SSN in quanto ci sono molti pazienti che hanno reale necessità di tale tecnologia: soggetti che non possono effettuare la sedazione (allergie ai sedativi, rischio per le condizioni cliniche, ecc), mentre altri pazienti hanno un colon più lungo della norma (dolicocolon) dove la colonscopia tradizionale può avere (o ha già avuto) difficoltà nell’esplorazione completa. I costi oggi della robotica solo alti e perché possano ridursi è necessario che ci sia un maggiore consenso (e quindi utilizzo) da parte degli endoscopisti".


7) Come si inserisce in tale contesto la “gastroscopia transnasale”?


"Direi che si inserisce molto bene! Molti pazienti vengono nel nostro Centro per effettuare tutto in modo “indolore”: colon wash, gastroscopia transnasale e colonscopia robotica. Senza utilizzo assoluto di farmaci. Finite le procedure il paziente si può muovere liberamente in auto, andare a casa o riprendere il lavoro in ufficio. La gastroscopia transnasale (Shaker,1994), da noi utilizzata da oltre 20 anni, sfrutta strumenti di dimensioni notevolmente ridotte (5mm) ed accesso attraverso il naso dopo una sedazione spray oro-nasale. Il paziente non sente fastidio, respira tranquillamente e può parlare durante l’esame. La procedura dura pochi minuti ed è del tutto sovrapponibile a quella tradizionale. Si possono eseguire biopsie, ricerca dell’helicobacter e test instantaneo per l’intolleranza al lattosio".


8) Alla luce della sua lunga esperienza nella formazione di intere generazioni di endoscopisti, quali abilità ritiene che i giovani endoscopisti debbano sviluppare per operare con sicurezza e competenza in un contesto sempre più tecnologicamente avanzato?


"I giovani endoscopisti oggi sono fortunati in quanto hanno a disposizione sul territorio nazionale validissimi Centri di Endoscopia dove possono essere seguiti da ottimi professionisti sia per l’endoscopia di base sia per l’endoscopia avanzata. Come anche ci sono le Società scientifiche di riferimento che organizzano convegni e corsi di apprendimento. Quindi non vedo problemi perché si possano raggiungere livelli alti di competenza e lavorare in sicurezza. La cosa importante è: non improvvisarsi.


9) Professore, lei ed io condividiamo le stesse radici calabresi. In che modo l’identità culturale e il senso di appartenenza a una comunità come quella di Gerace hanno contribuito a formare il suo approccio alla medicina, alla ricerca e al rapporto con i pazienti?


"Noi del meridione, e noi calabresi in particolar modo, abbiamo sicuramente qualcosa di speciale. Ricordo un’intervista fatta da un giornalista alla grandissima e compianta Mia Martini (nata a Bagnara Calabra) a cui chiese di definire il carattere dei “calabresi” e Mia rispose: “Per molti, noi calabresi possiamo sembrare testardi, duri, troppo decisi; in verità siamo delle rocce, siamo decisi fino in fondo, abbiamo una grande dignità, una grande voglia di lavorare, di crescere, di realizzare. Abbiamo, forza e saggezza. Grande rispetto per gli altri“. Ecco, mi ritrovo in tutto quanto ha detto la nostra amatissima. Ci portiamo dentro questa grande forza e questo rispetto per chi ci circonda. Ritrovo questa forza nel mio lavoro, nella voglia di cercare nuove soluzioni diagnostico-terapeutiche e sempre tenendo in primo piano il paziente che va ascoltato, seguito, curato".


10) Grazie. Davvero una bella considerazione. Guardando al futuro dell’endoscopia digestiva, quali innovazioni ritiene possano rappresentare il prossimo grande salto dopo la colonscopia robotica? E quale messaggio si sente di rivolgere ai giovani medici che vedono in lei un esempio di eccellenza e perseveranza?


"Oggi siamo nell’era dell’Intelligenza artificiale che sicuramente potrà dare un grande salto innovativo che oggi è inimmaginabile. Già da tempo l’IA è entrata anche nel nostro settore agendo come un "terzo occhio" per supportare i medici in corso di colonscopia nell'individuare precocemente polipi e lesioni, anche quelli più piccoli o difficili da vedere, migliorando notevolmente la diagnosi e la prevenzione del cancro, specialmente del colon-retto. Ho testato la tecnologia e devo dire che non sono stato molto attratto, ma non per la sua inefficacia ma per la paura di perdere il “contatto con la realtà” con l’esperienza maturata in oltre 40 anni di “visione e analisi”. Non mi sbagliavo perchè di recente tale rischio viene messo in evidenza da un articolo pubblicato su The Lancet (Volume 10, Issue 10 p896-903October 2025): Endoscopist deskilling risk after exposure to artificial intelligence in colonoscopy: a multicentre, observational study).


Tale studio è molto interessante proprio perché non misura l’efficacia dell’IA in sé, ma la dipendenza comportamentale che genera. Endoscopisti che, abituati ad avere il sistema IA di rilevamento polipi acceso durante le colonscopie, si trovano a lavorare senza e improvvisamente scendono di circa sei punti percentuali nella “detection rate” (tasso di rilevamento dei polipi), e sei punti non sono un dettaglio. Il concetto, quindi, non è “niente IA” ma “IA con strategia anti-de-skilling”. Significa, quindi, fare molta attenzione e fare di training periodici senza IA, e un monitoraggio continuo della performance umana. È lo stesso principio che applicano i piloti di linea: i sistemi di volo automatici sono straordinari, ma le ore di volo manuale sono obbligatorie proprio per evitare che, il giorno in cui l’autopilota salta, il pilota sia un passeggero in più".

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