La colonscopia è oggi uno degli strumenti più efficaci per la prevenzione e la diagnosi precoce delle patologie del colon-retto. Nonostante questo, la preparazione intestinale continua a essere vissuta da molti pazienti come la parte più complessa e difficile dell’esame. Fare chiarezza, partendo dalle indicazioni corrette e dalle evidenze scientifiche, diventa quindi fondamentale.
Questa intervista nasce dal confronto diretto tra Roberta Sestito, manager di Eccellenza Medica, e la Dott.ssa Isabella De Felici, dirigente medico di I livello presso il reparto di Gastroenterologia dell’Ospedale Sandro Pertini di Roma, professionista che da anni fa parte della famiglia di Eccellenza Medica. Le due si conoscono da molto tempo e condividono un rapporto di amicizia e stima reciproca profonda, costruito negli anni attraverso una collaborazione fondata sulla qualità delle cure, sull’aggiornamento continuo e sull’attenzione al paziente. Alla luce di tutto ciò si è deciso di affrontare un tema delicato ma centrale: la preparazione alla colonscopia, la quale non rappresenta un semplice passaggio preliminare, bensì una fase determinante per la sicurezza, l’accuratezza diagnostica e l’efficacia dell’esame.
Attraverso le risposte della Dott.ssa De Felici, basate sulle linee guida più aggiornate e sull’esperienza clinica quotidiana, l’obiettivo è offrire ai pazienti informazioni chiare e affidabili per affrontare questo esame con maggiore consapevolezza.

1. Dottoressa, la preparazione alla colonscopia è spesso vissuta dai pazienti come la parte più complessa dell’esame. Proprio per questo abbiamo ritenuto doveroso fare chiarezza, partendo dalle indicazioni corrette e dalle evidenze scientifiche. È un piacere affrontare questo tema con te: perché la preparazione riveste un ruolo così determinante nella qualità dell’esame?
"La preparazione intestinale è la fase più critica della colonscopia perché determina direttamente l'efficacia clinica e la sicurezza dell'esame. Un colon non perfettamente pulito compromette la capacità del medico di individuare anomalie e aumenta i rischi procedurali.
- Accuratezza Diagnostica: La presenza di residui fecali può nascondere polipi piccoli o lesioni precancerose, rendendo l'esame inefficace per la prevenzione del tumore al colon.
- Riduzione dei Tempi e del Disagio: Un intestino pulito facilita la progressione dell'endoscopio, rendendo la procedura più rapida e meno dolorosa per il paziente.
- Sicurezza Operativa: La visibilità chiara riduce drasticamente il rischio di complicazioni rare come la perforazione intestinale o infezioni addominali.
- Evitare la Ripetizione dell'Esame: Se la pulizia è giudicata "insufficiente", il medico potrebbe dover interrompere la procedura, costringendo il paziente a ripetere l'intera preparazione e l'esame a breve distanza (es. 6 mesi invece di 5-10 anni), dovendolo sottoporre a un’altra preparazione intestinale e a un’altra anestesia /sedazione".
2. Nel rispetto delle attuali linee guida, quali sono i principi fondamentali che devono guidare una corretta preparazione alla colonscopia e quali errori ricorrono più frequentemente nella pratica clinica?
"Secondo le attuali linee guida della Società Europea di Endoscopia Gastrointestinale (ESGE), la preparazione non è solo "pulizia", ma un protocollo clinico rigoroso basato su tre pilastri fondamentali.
- Regime Split-Dose (Dose Divisa): È il Gold Standard. Consiste nell'assumere metà del lassativo la sera precedente e l'altra metà la mattina stessa dell'esame (iniziando l’ultima dose 5 ore prima della procedura). Questo metodo garantisce una pulizia del colon destro significativamente superiore rispetto alla dose singola. Se l’esame endoscopico viene effettuato nel pomeriggio, la preparazione deve essere effettuata in una dose singola, la mattina dell’esame.
- Dieta a Basso Residuo (Low-Fiber Diet): Le linee guida suggeriscono una dieta povera di fibre (senza frutta, verdura e cereali integrali) per i 3-5 giorni precedenti. Il giorno prima dell'esame è raccomandata una dieta esclusivamente a base di liquidi chiari (brodo filtrato, tè, camomilla).
- Scelta del Preparato: La prescrizione deve essere personalizzata in base alle comorbidità del paziente (es. insufficienza renale, cardiopatie) e alla tollerabilità".
3. Spesso i pazienti tendono a sottovalutare l’importanza di seguire scrupolosamente le indicazioni ricevute. Quali conseguenze può avere una preparazione inadeguata sull’accuratezza diagnostica e sull’efficacia complessiva dell’esame?
"Come già accennato una preparazione non sufficiente limita l’efficacia dell’esame, in quanto non permette di visualizzare correttamente le pareti del viscere, rischiando di non vedere lesioni pre-cancerose. Inoltre il medico tenterà di aspirare e lavare (attraverso pompa di lavaggio) i residui fecali, pratica che fa aumentare significativamente i tempi di esecuzione dell’esame endoscopico e di conseguenza la probabilità di complicanze. Infine una insufficiente preparazione incrementa il rischio di infezioni intra addominali e perforazioni intestinali, rendendo rischiosa una eventuale polipectomia, rinviando il paziente a una successiva seduta endoscopica".
4. Isabella, lavorando fianco a fianco da anni in Eccellenza Medica, condividiamo quotidianamente l’importanza di un approccio aggiornato e coordinato. Quanto è cruciale, secondo te, la qualità dell’informazione fornita al paziente sull’aderenza alle indicazioni e sul buon esito dell’esame?
"La qualità dell’informazione non è un dettaglio di contorno, ma il predittore principale del successo dell'esame. Secondo diversi studi clinici riportati dalla Federazione Italiana delle Società Malattie Apparato Digerente (FISMAD), una comunicazione efficace riduce drasticamente il tasso di preparazioni inadeguate, che oggi colpisce ancora circa il 20-25% dei pazienti. Un colloquio verbale dedicato permette di personalizzare il protocollo in base alle abitudini del paziente (es. turni di lavoro o stipsi cronica). In sintesi, il medico non deve solo "consegnare un foglio", ma assicurarsi che il paziente diventi un alleato attivo del processo diagnostico".
5. Negli ultimi anni si è assistito a un’evoluzione dei preparati e dei protocolli di preparazione. Alla luce delle evidenze più recenti, quali soluzioni risultano oggi più efficaci e meglio tollerate dai pazienti?
"Le soluzioni a base di PEG (Glicole Polietilenico) rimangono le più sicure. Le linee guida suggeriscono di scegliere preparazioni intestinali contenenti Simeticone, una molecola che riduce la produzione di gas e la formazione di “bolle” all’interno del viscere, che potrebbero inficiare la validità e la tollerabilità dell’esame".
6. Un tema spesso oggetto di domande riguarda l’alimentazione nei giorni precedenti l’esame. Quali indicazioni sono davvero fondamentali e quali, invece, possono essere ridimensionate o corrette alla luce delle linee guida attuali?
"Le indicazioni fondamentali sono sostanzialmente tre:
- Stop totale alle fibre (3 giorni prima): Questo è il punto non negoziabile. Bisogna eliminare frutta, verdura, legumi e cereali integrali. Le fibre creano scorie che il lassativo fatica a rimuovere, oscurando la mucosa.
- Liquidi Chiari (Il giorno precedente): Nelle 24 ore prima, la dieta deve essere strettamente liquida (acqua, brodo filtrato, tè, camomilla). È fondamentale per prevenire la disidratazione indotta dal lassativo. Non bere abbastanza liquidi chiari aggiuntivi oltre alla soluzione lassativa, specialmente con i preparati a "basso volume", portando a una pulizia incompleta e rischio di disidratazione.
- No ai colori "ingannevoli": Evitare liquidi rossi, viola o blu (succhi di mirtillo, integratori colorati) perché possono essere confusi con sangue o alterare la visione dell'endoscopista.
Tra i falsi miti da ridimensionare abbiamo il digiuno prolungato: Non serve restare a digiuno per giorni. Anzi, una dieta a basso residuo (carne magra, pesce, riso bianco, uova) fino al giorno prima è meglio tollerata e non peggiora la pulizia rispetto al solo digiuno liquido".
7. In conclusione, quale messaggio ritieni importante trasmettere ai pazienti che si apprestano a eseguire una colonscopia, affinché affrontino la preparazione non come un ostacolo, ma come parte integrante di un percorso di prevenzione consapevole?
"Il messaggio fondamentale è che la preparazione non è l'"anticamera" dell'esame, ma l'esame stesso. Una colonscopia eseguita con una pulizia impeccabile è un investimento sulla salute che può valere per i successivi 10 anni; una preparazione approssimativa è, purtroppo, un’occasione sprecata".

