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Segnalato da: laRepubblica, IlGiornale, Salute33, ForumSalute.it
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Cura dei diverticoli: come trattare diverticolosi e diverticolite


Non esiste un'unica cura dei diverticoli uguale per tutti. La semplice presenza di diverticoli, definita diverticolosi, generalmente non richiede un trattamento farmacologico, specie se non causa sintomi. In presenza di dolore o alterazioni intestinali può invece essere necessario trattare la malattia diverticolare sintomatica. Se i diverticoli si infiammano e compare una diverticolite, la scelta della terapia dipende dalla gravità dei sintomi e dall’eventuale presenza di complicanze.


Il Fiesole Consensus, documento internazionale elaborato da 32 esperti di 14 Paesi, stima che sviluppi sintomi circa il 20-25% delle persone con diverticolosi. Le raccomandazioni più recenti privilegiano cure personalizzate ed evitano l’impiego automatico di antibiotici o altri medicinali quando non sono necessari.


In sintesi:


  • I diverticoli asintomatici non richiedono normalmente una terapia farmacologica;
  • I disturbi senza infiammazione acuta possono essere trattati con accorgimenti su alimentazione e stile di vita nonché con farmaci indicati dal gastroenterologo;
  • Alcune diverticoliti acute non complicate possono essere curate a domicilio e senza antibiotici, sempre previa valutazione medica;
  • Ascessi, perforazioni, fistole, stenosi o peritonite possono richiedere ricovero, drenaggio o chirurgia.


Cura dei diverticoli: da quali fattori dipende?


La cura dei diverticoli dipende innanzitutto dal quadro clinico. Il loro numero o la loro posizione nel colon non sono sufficienti ai fini della definizione della terapia. Il medico deve verificare se causano sintomi, se è presente un’infiammazione acuta e se sono comparse complicanze.


Quadro clinicoCome orienta la cura
Diverticolosi asintomaticaGeneralmente non richiede farmaci
Malattia diverticolare sintomatica non complicataPuò comportare interventi sull'alimentazione e terapie mirate in base ai disturbi
Diverticolite acuta non complicataPuò essere gestita con un approccio conservativo e, in alcuni casi, senza antibiotici
Diverticolite complicataPuò rendere necessari ricovero, antibiotici, drenaggio di un ascesso o chirurgia


Nella fase di valutazione, il medico considera soprattutto:


  • Intensità e durata del dolore;
  • Presenza di febbre, vomito o alterazioni intestinali;
  • Valori degli indici di infiammazione nel sangue;
  • Eventuali ascessi, perforazioni, fistole o stenosi rilevati dalla TAC;
  • Età, fragilità, altre patologie e condizioni del sistema immunitario;
  • Frequenza degli episodi e conseguenze sulla qualità della vita del paziente;
  • Risposta alle terapie già effettuate.


Come spiega il dottor Giancarlo Caravelli, responsabile dell’Ambulatorio di Endoscopia Digestiva dell’Ospedale San Gennaro dei Poveri di Napoli, in un'intervista pubblicata sul nostro sito: «È importante distinguere tra diverticolosi asintomatica, malattia diverticolare sintomatica non complicata e diverticolite acuta», perché, a seconda del tipo di condizione che affligge il paziente, cambia l'approccio terapeutico.


cura dei diverticoli


Serve una cura specifica per i diverticoli che non causano sintomi?


In genere, non è necessaria una terapia farmacologica quando i diverticoli vengono scoperti casualmente e non causano sintomi. In questi casi è utile soprattutto:


  • Seguire uno stile di vita equilibrato;
  • Mantenere una buona regolarità intestinale;
  • Aderire ai programmi di screening del tumore del colon-retto;
  • Informare il medico in presenza di dolore persistente, febbre, sanguinamento o cambiamenti intestinali.


Il registro italiano REMAD ha seguito, con controlli semestrali per un periodo massimo di cinque anni, 1.217 pazienti arruolati in 47 centri. All’inizio dello studio, 705 presentavano diverticoli senza sintomi. Tra questi, 51 persone, pari al 7,2%, hanno successivamente sviluppato dolore o alterazioni intestinali senza un’infiammazione acuta, mentre soltanto l’1,1% ha avuto un episodio di diverticolite.


Il risultato è rassicurante perché suggerisce che, nella maggior parte dei pazienti, la scoperta di diverticoli asintomatici non conduce rapidamente a una malattia che richiede farmaci o altre cure. Il dato va comunque interpretato con cautela, poiché non tutti i partecipanti hanno completato l’intero periodo di osservazione.


L’obiettivo, quindi, deve essere quello di adottare abitudini favorevoli alla salute intestinale e riconoscere tempestivamente l’eventuale comparsa di sintomi.


Quali farmaci possono essere prescritti per la malattia diverticolare sintomatica?


La malattia diverticolare sintomatica non complicata può provocare dolore ricorrente (soprattutto nella parte inferiore sinistra dell’addome), gonfiore e cambiamenti della regolarità intestinale, senza i segni di un’infiammazione acuta. Prima di prescrivere un farmaco, il gastroenterologo deve accertarsi che i disturbi siano realmente legati ai diverticoli e non, per esempio, alla sindrome dell’intestino irritabile. Le principali opzioni generalmente considerate sono:


  • Rifaximina, un antibiotico scarsamente assorbito che agisce prevalentemente nell’intestino. Può essere prescritto in cicli associati alle fibre;
  • Mesalazina, un farmaco antinfiammatorio il cui impiego per il trattamento della malattia diverticolare rimane controverso;
  • Probiotici, potenzialmente utili perché consentono di intervenire sull’equilibrio del microbiota. Ad oggi, però, non sembra esservi un prodotto efficace per tutti;
  • Terapie specifiche per combattere, a seconda dei disturbi del paziente, stitichezza, diarrea, gonfiore o dolore.


Come osserva anche il dottor Giancarlo Caravelli, l'approccio moderno alla malattia diverticolare sintomatica deve essere selettivo: rifaximina, mesalazina o probiotici non vanno assunti autonomamente. La scelta spetta sempre allo specialista, considerando con molta attenzione sintomi, diagnosi e caratteristiche del singolo paziente.


Come si cura una diverticolite acuta non complicata?


La diverticolite acuta è definita non complicata quando l’infiammazione rimane circoscritta al colon e non sono presenti ascessi, perforazioni, fistole, peritonite o ostruzioni. Un paziente clinicamente stabile può spesso essere curato a domicilio se:


  • Non presenta complicanze;
  • Non mostra segni di sepsi o un marcato peggioramento generale;
  • Riesce a bere e ad alimentarsi;
  • Il dolore può essere controllato con farmaci appropriati;
  • Non è immunodepresso e non presenta condizioni che aumentano il rischio;
  • Può essere visitato rapidamente se i sintomi non migliorano.


La terapia conservativa può comprendere idratazione, riposo, temporanea modifica della dieta e controllo del dolore. Le linee guida italiane indicano il paracetamolo come possibile analgesico e raccomandano prudenza con i farmaci antinfiammatori non steroidei, come ibuprofene e ketoprofene, perché il loro impiego frequente è stato associato a un maggiore rischio di complicanze diverticolari.


Gli antibiotici non vengono più prescritti automaticamente a tutti i pazienti con diverticolite non complicata. Il medico tende a escluderne la prescrizione per le persone immunocompetenti, clinicamente stabili e prive di segni di infezione sistemica, a patto però di tenere sotto controllo l’evoluzione dei sintomi.


L’American Gastroenterological Association, società scientifica statunitense specializzata nelle malattie dell’apparato digerente, ha esaminato una metanalisi di nove studi che comprendevano complessivamente 2.505 pazienti con diverticolite acuta non complicata. I ricercatori hanno confrontato persone trattate con antibiotici e persone sottoposte alla sola terapia conservativa. I pazienti trattati con antibiotici non hanno ottenuto benefici significativi rispetto a quelli curati senza antibiotici: i sintomi sono scomparsi in tempi simili e non sono diminuite le probabilità di ricovero, complicanze o intervento chirurgico.


Questo non vuol dire che gli antibiotici siano sempre inutili. Essi possono essere indicati, anche in assenza di una complicanza già evidente, quando il paziente:


  • È immunodepresso, anziano o particolarmente fragile;
  • Presenta patologie concomitanti rilevanti;
  • Ha febbre persistente o segni di compromissione generale;
  • Continua a vomitare o non riesce ad alimentarsi;
  • Manifesta sintomi che non migliorano;
  • Presenta valori infiammatori molto elevati o elementi radiologici associati a un maggior rischio di peggioramento.


Il dottor Giuseppe Grassi, specialista in malattie dell’apparato digerente, riassume questo cambiamento affermando che «oggi trattiamo meno “automaticamente” e ragioniamo di più sul singolo paziente». La decisione dipende infatti da sintomi, rischio individuale, esami e possibilità di garantire un controllo clinico ravvicinato.


Se il dolore aumenta, compare febbre elevata, non è possibile bere o i disturbi non iniziano a migliorare, è necessaria una nuova valutazione medica per escludere l’evoluzione verso una diverticolite complicata.


Quando la diverticolite richiede ricovero, drenaggio o chirurgia?


La diverticolite richiede una valutazione ospedaliera quando l’infiammazione si estende oltre il colon o provoca complicanze. È necessario richiedere velocemente assistenza medica in presenza di segnali come:


  • Dolore addominale intenso o in aumento;
  • Febbre persistente e marcato malessere;
  • Diversi episodi di vomito o impossibilità di bere;
  • Addome rigido o molto gonfio;
  • Confusione, debolezza improvvisa o altri possibili segni di sepsi;
  • Mancata emissione di feci e gas, che può indicare un’occlusione.


La TAC addominale con mezzo di contrasto è l'esame di riferimento per individuare ascessi, perforazioni, fistole, peritonite o restringimenti del colon. In base al risultato e alle condizioni generali del paziente, il trattamento può comprendere:


Quadro clinicoPossibile trattamento
Diverticolite complicata senza instabilitàRicovero, antibiotici e monitoraggio
Ascesso inferiore a 3 cmAntibiotici e controlli ravvicinati
Ascesso di almeno 3 cm non rispondente agli antibioticiDrenaggio percutaneo, se tecnicamente eseguibile
Perforazione, peritonite o sepsiValutazione chirurgica urgente
Fistola, stenosi o disturbi persistentiChirurgia programmata da valutare individualmente


Il drenaggio percutaneo consiste nell’inserimento, sotto guida radiologica, di un piccolo tubo attraverso la pelle, allo scopo di svuotare l’ascesso. Può consentire di tenere sotto controllo l’infezione ed evitare un intervento immediato. Le dimensioni dell’ascesso non rappresentano però l’unico criterio affinché sia possibile ricorrere a questa procedura: contano anche la sede dell'ascesso, la risposta agli antibiotici, l’età e le condizioni generali di salute del paziente.


Il ricorso alla chirurgia diventa urgente soprattutto in presenza di peritonite diffusa, perforazione, sepsi o fallimento delle cure mediche e del drenaggio. L’intervento programmato può invece essere preso in considerazione in caso di fistole, restringimenti intestinali, sintomi persistenti o recidive che compromettono seriamente la qualità della vita del paziente.


Molto interessante, a proposito delle eventuali indicazioni chirurgiche per il trattamento della diverticolite, un altro passaggio dell'intervista al dottor Giancarlo Caravelli, il quale spiega che: «Non si opera più in base al numero di episodi, ma alla gravità, alla presenza di complicanze e all’impatto sulla qualità di vita».


Che ruolo ha l'alimentazione nella cura dei diverticoli?


L’alimentazione può ridurre i disturbi e favorire la ripresa ma, in caso di diverticolite. Le indicazioni alimentari cambiano tra la fase acuta e il periodo successivo Durante un episodio acuto, il medico può consigliare temporaneamente un’alimentazione liquida o povera di fibre, soprattutto se l'assunzione di cibo causa aumento di dolore, nausea o gonfiore.


Dopo la guarigione, in assenza di restringimenti intestinali, è possibile tornare pian piano a una dieta varia e ricca di fibre, privilegiando:


  • Verdura e frutta;
  • Legumi;
  • Cereali integrali;
  • Frutta secca, se tollerata.


Come ridurre il rischio di una nuova diverticolite?


Dopo la guarigione non esiste una strategia capace di impedire con certezza una nuova diverticolite. Alcune abitudini, però, possono contribuire a ridurne il rischio:


  • Seguire un’alimentazione varia e di buona qualità;
  • Svolgere attività fisica con regolarità;
  • Mantenere un peso adeguato;
  • Non fumare;
  • Evitare l’uso frequente di farmaci antinfiammatori non steroidei, come ibuprofene e naprossene, salvo diversa indicazione medica;
  • Sottoporre al gastroenterologo eventuali sintomi persistenti o ricorrenti.


Secondo un aggiornamento clinico dell’American Gastroenterological Association, circa 8 pazienti su 100 hanno una recidiva entro il primo anno dalla guarigione e circa 20 su 100 entro dieci anni. Il dato indica che una nuova diverticolite è possibile ma anche che la maggior parte delle persone non presenta un altro episodio nel breve periodo.


L’impatto psicologico delle recidive emerge anche dalla testimonianza di Scott Pollard pubblicata dall’ospedale statunitense Holy Cross Health. Scott, già affetto da diverticolite, sperimentò tre episodi nell’arco di tre mesi. Il terzo attacco comportò un ricovero di cinque giorni. Il dolore e l’incertezza legata alle recidive limitavano anche le attività più semplici: «Non potevo sapere quando si sarebbe verificata un'altra ricaduta. Quando la diverticolite è grave, è come ricevere un calcio nello stomaco da un mulo. Spesso il dolore era così forte che non riuscivo a fare passeggiate o a svolgere semplici attività come andare al supermercato».


Dopo alcuni consulti a distanza, Scott scelse di sottoporsi a un intervento robotico, grazie al quale è stato possibile rimuovere la parte del colon maggiormente colpita dall’infiammazione. La sua esperienza mostra perché, oltre alla prevenzione, sia importante concordare un percorso di cura con uno specialista quando le crisi diventano frequenti e arrivano a condizionare negativamente la qualità della vita.


Quale medico cura i diverticoli e come prenotare una visita?


Il gastroenterologo è lo specialista di riferimento per la cura dei diverticoli. Valuta i sintomi, distingue la diverticolosi dalla diverticolite e stabilisce se siano necessari farmaci, esami o semplici controlli. In base al quadro clinico possono intervenire anche:


  • Medico di medicina generale, per la prima valutazione;
  • Radiologo, soprattutto per la diagnosi mediante TAC;
  • Chirurgo colorettale, in presenza di ascessi, fistole, stenosi, perforazioni o recidive rilevanti;
  • Nutrizionista o dietista, quando serve un piano alimentare personalizzato.


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Domande frequenti


I diverticoli possono sparire o guarire definitivamente?


In genere no. Una volta formati, i diverticoli non vanno via ma potrebbero anche non causare mai sintomi. Le cure servono a controllare i disturbi e a trattare o prevenire, per quanto possibile, l’infiammazione.


Il Normix si può assumere autonomamente quando compare il dolore?


No. Normix contiene rifaximina, un antibiotico che deve essere assunto soltanto su prescrizione medica. Non sempre la diverticolite è la causa del dolore addominale.


Quanto dura generalmente un attacco di diverticolite?


Nelle forme non complicate, dolore e febbre possono iniziare a diminuire entro alcuni giorni, mentre il recupero completo può richiedere una o più settimane.


Esistono rimedi naturali per sfiammare i diverticoli?


Non esistono rimedi naturali dalla comprovata efficacia per la cura della diverticolite. Riposo, idratazione e modifiche temporanee dell’alimentazione possono alleviare i disturbi, ma non sostituiscono la valutazione medica.


I fermenti lattici aiutano a prevenire una nuova diverticolite?


Non è stato dimostrato con sufficiente certezza. Alcuni probiotici potrebbero modificare il microbiota intestinale, ma gli studi disponibili non consentono di raccomandarli come prevenzione sicura delle recidive.


La colonscopia può essere eseguita durante una diverticolite acuta?


Generalmente viene evitata perché l’infiammazione aumenta il rischio di perforazione. Quando indicata, viene solitamente programmata dopo la guarigione, spesso a distanza di almeno 6-8 settimane.


La diverticolite può tornare dopo un intervento chirurgico?


Sì, anche se il rischio si riduce. L’intervento rimuove il tratto maggiormente colpito, ma altri diverticoli possono rimanere nel colon. La chirurgia non garantisce quindi che la malattia non si ripresenti.


La stitichezza può peggiorare i disturbi dei diverticoli?


Può aumentare gonfiore, tensione e dolore addominale, ma non provoca necessariamente una diverticolite. Fibre, acqua o lassativi devono essere gestiti in base alla fase della malattia e alle indicazioni del medico.


Il cortisone può aumentare il rischio di complicanze?


Sì. I corticosteroidi riducono le difese immunitarie e sono associati a un rischio maggiore di perforazione e altre complicanze. La terapia non deve però essere sospesa autonomamente: chi assume cortisone deve informare subito il medico in presenza di sintomi.


La cura cambia se i diverticoli si trovano nel sigma?


Non necessariamente. Il sigma è la sede più comune dei diverticoli e la cura dipende soprattutto dalla presenza di sintomi, infiammazione o complicanze. La localizzazione diventa particolarmente importante quando si valuta un intervento chirurgico.


Fonti e bibliografia


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  • Carabotti, M., Sbarigia, C., Campagna, G. et al. Progression rate of diverticular disease and associated risk factors: results from 5-year longitudinal prospective nationwide diverticular disease registry (REMAD). Intern Emerg Med 21, 1215–1225 (2026). doi.org/10.1007/s11739-026-04283-4;
  • Peery, Anne F et al. “AGA Clinical Practice Update on Medical Management of Colonic Diverticulitis: Expert Review.” Gastroenterology vol. 160,3 (2021): 906-911.e1. doi:10.1053/j.gastro.2020.09.059;
  • Holycrosshealth.org/newsroom/stories/digestive-health/scotts-diverticulitis-story.
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