Il tumore del colon-retto rappresenta ancora oggi una delle neoplasie più diffuse nella popolazione, ma è anche una delle patologie per cui la prevenzione e la diagnosi precoce possono fare davvero la differenza. Programmi di screening, corretta informazione e maggiore consapevolezza permettono infatti di individuare eventuali alterazioni nelle fasi iniziali o addirittura di prevenire la comparsa della malattia attraverso l’asportazione di lesioni precancerose.
Di questi aspetti si parla con il dottor Andrea Favara, specialista accreditato da sempre Eccellenza Medica, sito di prenotazioni di prestazioni mediche presso centri di eccellenza selezionati, tramite cui è possibile prenotare una colonscopia in diverse città italiane quali Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze e tante altre. Il Dott. Favara ricopre il ruolo di Responsabile dell’Unità di Coloproctologia della Società Italiana di Chirurgia Colorettale – sede di Cantù, e di Dirigente Medico presso Asst Lariana Ospedale di Cantù (Como).
Il medico approfondisce il ruolo dello screening, i segnali che non dovrebbero mai essere sottovalutati e i principali falsi miti legati alla colonscopia, un esame spesso temuto ma oggi sicuro e indolore.
L’intervista è stata realizzata da Roberta Sestito, manager di Eccellenza Medica, che da sempre promuove la diffusione della cultura della prevenzione. Un tema a cui la stessa Sestito tiene particolarmente, convinta che una corretta informazione sanitaria sia il primo passo per aiutare le persone a prendersi cura della propria salute.
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1) Dottore, bentornato. Partiamo subito così: quanto è diffusa tra la popolazione la consapevolezza dell’importanza dello screening del colon-retto? Quali sono gli ostacoli più comuni che impediscono alle persone di sottoporsi a questa prevenzione?
"Grazie. Questo è un tema importante a cui tengo molto, da un lato perché il carcinoma del colon-retto è il secondo per frequenza nelle donne ed il terzo negli uomini e dall'altro perché la prognosi è legata in modo preciso alla diagnosi precoce. Lo screening di questo tumore ha dimostrato in diverse esperienze una riduzione significativa della mortalità e sicuramente il modo migliore e più efficace per trattare questa malattia è impedire che compaia o identificarla nelle fasi iniziali.
In Italia lo screening si esegue mediante la ricerca del sangue occulto nelle feci su un semplice campione preparato a domicilio e consegnato in farmacia. In caso di positività viene proposta una colonscopia che è l'esame di scelta per la diagnosi precoce e la terapia delle condizioni a rischio di trasformazione, ovvero l'asportazione dei polipi.
In Italia il programma è totalmente gratuito, o meglio, a carico del SSN e questo rende l'Italia uno dei paesi migliori al mondo per offerta di prevenzione a tutta la popolazione. Si offre a soggetti tra 50 e 74 anni perché sono le fasce di età a maggior rischio.
Purtroppo, a differenza dello screening con mammografia per il tumore della mammella o con Pap test per quello del collo dell'utero, l'adesione della popolazione è ancora troppo bassa nonostante le campagne di informazione regolarmente eseguite soprattutto nelle regioni del centro e sud Italia.
Ostacoli sono sicuramente una cattiva ed inadeguata educazione sanitaria della popolazione, l'errata convinzione molto diffusa che un esame positivo dipenda da una patologia emorroidaria (cosa vera ma purtroppo non in tutti i casi) e un ingiustificato timore nei confronti della colonscopia, a torto ritenuta un esame doloroso, cosa che assolutamente non è essendo eseguita sempre nei centri qualificati che partecipano al programma con una adeguata sedazione in modo da rendere l'esame assolutamente indolore".
2) Piccoli segnali come sangue nelle feci o cambiamenti nell’alvo spesso vengono sottovalutati. Quali sintomi non vanno mai ignorati e richiedono un controllo immediato?
"La presenza di sangue visibile nelle feci o il cambiamento di abitudini dell'alvo sono un segno e un sintomo di malattia presente che possono dipendere da diverse condizioni benigne oltre al tumore del colon retto. Quando compaiono e sono sintomo di malattia tumorale abbiamo superato la fase dello screening che invece riguarda soggetti asintomatici.
In entrambi i casi è fondamentale rivolgersi al proprio medico per una prima valutazione in base alla quale verrà proposta una eventuale terapia dopo aver posto una diagnosi oppure verrà stabilito un iter diagnostico comprendente eventuali esami strumentali e valutazioni specialistiche. In presenza di sintomi cosiddetti d'allarme il medico di base ha la possibilità ed il dovere di richiedere eventuali accertamenti con priorità elevata ed il SSN è tenuto a erogare le prestazioni nei tempi stabiliti.
Solo dopo aver identificato un'altra causa sarà possibile escludere la presenza di un tumore colorettale.
Anche qui il tempo è il fattore chiave perché una malattia presente allo stato iniziale è curabile con prognosi molto migliore rispetto ad una malattia localmente avanzata o peggio ancora metastatica.
Altri segnali quali ad esempio una massa addominale palpabile o un calo di peso inspiegato sono spesso associati a fasi avanzate di malattia e sarebbe auspicabile non vederli più".
3) Esistono molti falsi miti sulla colonscopia, dalla preparazione alla procedura stessa. Quali sono i più diffusi e come, a parer tuo, andrebbero corretti?
"Purtroppo la colonscopia gode ancora di una cattiva fama retaggio di un passato in cui purtroppo veniva eseguita senza o con inadeguata sedazione e quindi era in effetti un esame doloroso, aggravato dal fatto che le vecchie preparazioni intestinali erano in effetti molto sgradevoli da assumere. Oggi la colonscopia viene eseguita ovunque con una adeguata sedazione che rende l'esame assolutamente indolore e la preparazione intestinale in genere può essere ottima con prodotti molto meno sgradevoli da assumere.
Gli strumenti di ultima generazione sono molto precisi e si affacciano alla pratica clinica novità quali la colonscopia robotica, la preparazione 'sul campo' ovvero colon wash e l'utilizzo dell'intelligenza artificiale. Le informazioni e le manovre terapeutiche ottenute non sono ricavabili da metodiche alternative quali ad esempio la colon-tac che è una tecnica radiologica solo diagnostica con notevoli limiti e quindi va riservata a casi molto particolari. Come in altri campi anche qui una informazione completa corretta e adeguata al paziente è sicuramente la migliore soluzione per fare chiarezza ed evitare di omettere diagnosi spesso in grado di salvare la vita al paziente non eseguendo una colonscopia quando indicato".
4) Negli ultimi anni sono arrivate tecniche di screening più rapide e meno invasive. Quali innovazioni stanno realmente cambiando la prevenzione del tumore del colon-retto?
"Questo è un argomento complesso: la scelta del miglior strumento per lo screening deve tener conto di molto fattori, sicuramente epidemiologici, di fatto economici perché purtroppo le risorse a disposizione non sono illimitate ed infine fondamentale è il coinvolgimento della popolazione perché una bassa adesione porta al fallimento di qualsiasi campagna di screening.
L'età alla diagnosi del tumore colorettale si sta abbassando e l'incidenza è sempre alta, in futuro probabilmente si inizierà prima e soprattutto si punterà l'attenzione sui pazienti a maggior rischio quali ad esempio quelli con familiarità oppure portatori di una patologia che comporta un aumento del rischio.
Allo stato attuale la ricerca del sangue occulto con conseguente colonscopia se positivo pare essere quella con il miglior rapporto costo beneficio ed è quindi quella attuata.
Ulteriori evidenze in merito ai fattori di rischi ambientali e quindi modificabili ed allo studio genetico della popolazione per individuare caso ad alto rischio permetteranno di fare un ulteriore passo avanti".
5) Vi è chi crede che lo screening sia utile solo sopra i 50 anni o per chi ha una storia familiare di tumori. Qual è il messaggio corretto anche per i pazienti più giovani?
"In realtà lo screening ha dimostrato la maggiore utilità proprio nei casi non a maggiore rischio. In presenza di familiarità è corretto iniziare ad eseguire le colonscopie prima, al di fuori dei programmi di screening e indipendentemente dalla ricerca del sangue occulto. Questo vale anche per i pazienti ad esempio portatori di malattie quali la rettocolite ulcerosa, le poliposi familiari o già affetti da neoplasie in altre sedi indipendentemente dall'età".
6) Prima di salutarci vorrei chiederti: oltre allo screening, quanto influiscono stili di vita, alimentazione e gestione della stitichezza nel ridurre il rischio di patologie del colon-retto?
"Per quanto riguarda il tumore i dati sulla stipsi non sono univoci e non pare costituire di per sé un fattore di rischio come non lo è la presenza di diverticoli, noto invece il rapporto con una alimentazione poco equilibrata e ricca ad esempio di carni rosse. Sicuramente i fattori non identificati, genetici e ambientali sono ancora numerosi pertanto oltre a seguire un corretto stile di vita evitando ad esempio obesità, sedentarietà e dieta scorretta, la miglior prevenzione resta a tutt’oggi la diagnosi precoce nei modi e tempi che sopra abbiamo descritto".

